Intervistare su una capability che nessuno ha mai usato
La domanda che funziona sempre in discovery è "raccontami l'ultima volta che hai dovuto fare X". Ma quando la capability non esiste ancora, non c'è un'ultima volta. E allora l'intervistato immagina.
Genesi del problema: da qui parte tutto
C'è una domanda che in discovery funziona quasi sempre: "Raccontami l'ultima volta che hai dovuto fare X."
Funziona perché non chiede opinioni, chiede memoria. E la memoria di un comportamento reale è l'unico dato semi-affidabile che una persona possa darti su sé stessa.
Il problema è che questa domanda si rompe nel momento in cui la capability di cui stai parlando non esiste ancora — tipicamente quando stai progettando qualcosa attorno all'AI, o un automatismo, o un servizio che nel mercato non ha precedenti. Non c'è un'ultima volta da raccontare. Quindi l'intervistato fa l'unica cosa che può fare: immagina.
E quando immagina, non immagina sé stesso. Immagina una versione idealizzata di sé: più organizzata, più motivata, più paziente, con più tempo. Quella persona adotterebbe volentieri il tuo prodotto. Quella persona però non esiste, e soprattutto non è quella che il lunedì mattina deve decidere se aprire il tuo tool o rifare la solita cosa a mano.
A questo si somma un secondo effetto: se descrivi l'idea prima di intervistare, tutto quello che senti dopo non è più una descrizione del lavoro della persona, è una reazione alla tua presentazione. E le reazioni sono cortesi.
Non descrivere mai la soluzione prima di aver capito il comportamento attuale. Una volta detta, non puoi più non averla detta.
Tre strade percorribili
Nessuna delle tre chiede all'intervistato di prevedere il futuro. Tutte e tre lo riportano su terreno verificabile.
1. Cerca il workaround, non il bisogno
Prima di nominare qualsiasi cosa, ricostruisci come la persona risolve oggi quel problema. Non in generale: l'ultima volta, in dettaglio, passo per passo, con nomi di file, di strumenti, di colleghi.
Quello che ti interessa non è il processo ufficiale. È il pezzo sporco: il foglio Excel parallelo, il messaggio su WhatsApp che sblocca l'approvazione, il copia-incolla ripetuto quattordici volte, la telefonata che serve perché il sistema non parla con l'altro sistema.
Il segnale più affidabile è l'imbarazzo. Le parti per cui la persona si scusa mentre le racconta — "lo so che è assurdo, ma…", "non dovrei farlo così però…" — sono esattamente i workaround.
Nessuno costruisce un workaround per un problema che non fa male. Il dolore lì è una reazione naturale al pericolo, o come in questo caso al problema, e la prova è che qualcuno ha investito fatica per aggirarlo.
Da lì ricavi il costo reale che ha quel problema: quanto tempo, quante persone coinvolte, quanti errori, quanto vale il rifacimento quando salta.
2. Fabbrica l'esperienza prima dell'intervista
Se il problema è che non esiste un ricordo, creane uno. Fai vivere l'esperienza, poi intervista con le tecniche normali: a quel punto c'è un'ultima volta di cui parlare.
Tre livelli, in ordine di costo crescente:
| Livello | Cosa fai | Quando serve |
|---|---|---|
| Prototipo cliccabile | Un flusso finto ma navigabile | Vuoi testare comprensione e aspettative |
| Mago di Oz | L'interfaccia sembra automatica, dietro c'è una persona che esegue | Vuoi testare il valore dell'output, non la fattibilità |
| Concierge | Eroghi il servizio a mano a pochi clienti, senza nascondere che è manuale | Vuoi capire se qualcuno lo userebbe davvero, e a che condizioni |
L'argomento contro questo approccio è sempre stato il costo. Oggi quell'argomento regge molto meno: costruire un proxy credibile costa una frazione di quello che costava, e in molti casi si fa in giorni.
Il punto non è validare l'interfaccia. È generare un comportamento osservabile da cui partire.
3. Sposta il discorso dalla funzionalità alla decisione
Quasi ogni capability nuova, se la spogli, non aggiunge uno strumento: cambia una decisione. La rende più veloce, più informata, delegabile a qualcun altro, oppure la elimina.
Allora smetti di parlare di funzionalità e parla di quella decisione, che esiste già oggi:
- Chi la prende, oggi?
- Sulla base di quali informazioni? Quali di queste sono mancanti o arrivano tardi?
- Quando è stata l'ultima volta che è andata male?
- Cosa è costato quando è andata male?
- Un mese dopo, come fa a sapere se aveva deciso bene?
Nessuna di queste domande richiede immaginazione. Tutte producono materiale utilizzabile: se scopri che la decisione la prende una persona diversa da quella che pensavi, o che l'errore costa molto meno di quanto stimavi, hai imparato più che da dieci "sì, lo userei".
Test di prontezza: puoi già intervistare?
Prima di calendarizzare, completa questa frase:
"Oggi, quando devono ottenere ______ (risultato), fanno ______ (comportamento concreto)."
Se non riesci a riempire entrambi gli spazi con qualcosa di specifico e verificabile, non sei pronto per interviste strutturate. Ti serve prima una fase di osservazione: guardare le persone lavorare, leggere i ticket di supporto, farti mostrare gli schermi.
Attenzione: "usano Excel" non basta. "Ogni venerdì mattina esportano il gestionale in CSV, lo incollano in un foglio condiviso e riconciliano a mano le righe che non tornano" — quello sì.
Checklist operativa
Prima dell'intervista
- Ho completato la frase del test di prontezza con dati concreti
- Ho scritto quale decisione la capability andrebbe a cambiare (non quale funzionalità aggiunge)
- Ho definito cosa mi farebbe cambiare idea sull'ipotesi (se nessuna risposta può smentirmi, l'intervista è teatro)
- Ho scelto persone che il problema ce l'hanno adesso, non che potrebbero averlo
- Ho deciso se serve un proxy (prototipo / Mago di Oz / concierge) e a che livello
- La traccia non contiene nessuna descrizione della soluzione nei primi due terzi
Durante l'intervista
- Ho aperto con l'ultima volta reale, non con uno scenario ipotetico
- Ho chiesto di camminare nel processo passo per passo, non di riassumerlo
- Ho annotato ogni punto in cui si è scusato o giustificato → workaround
- Ho quantificato: quanto tempo, quante persone, ogni quanto, quanto costa quando salta
- Ho chiesto chi decide, con quali informazioni, e l'ultima volta che è andata storta
- Quando è emersa un'opinione ("sarebbe utile…") l'ho riportata a un fatto ("l'ultima volta che è successo, cosa hai fatto?")
- Non ho corretto, completato o difeso nulla
- Ho lasciato i silenzi
Segnali da pesare, in ordine di affidabilità
- Ha già speso qualcosa per aggirare il problema — tempo ricorrente, soldi, un tool comprato, una persona dedicata
- Ha costruito un workaround stabile, non un'eccezione una tantum
- Ricorda un episodio specifico in cui è andata male, con dettagli e conseguenze
- Sa dire cosa è costato, anche approssimativamente
- Dice che è un problema importante
- Dice che lo userebbe
- Dice che lo pagherebbe (la più debole di tutte, se non c'è nulla sopra)
Dopo l'intervista
- Ho separato nelle note fatti osservati da opinioni dichiarate
- Ho estratto i workaround in una lista a parte, con il costo associato
- Ho aggiornato o smentito l'ipotesi sulla decisione da cambiare
- So dire cosa ho imparato che non sapevo prima (se la risposta è "niente", rivedo la traccia, non gli intervistati)
Trappole ricorrenti
| Trappola | Come suona | Cosa fare invece |
|---|---|---|
| Il pitch mascherato | "Immagina un sistema che…" | Rimandare la descrizione alla fine, se proprio serve |
| La domanda ipotetica | "Lo useresti?" | "L'ultima volta che è successo, cosa hai fatto?" |
| La media inesistente | "Di solito come fate?" | "L'ultima volta, esattamente cosa hai fatto?" |
| Il sì di cortesia | Entusiasmo generico senza dettagli | Chiedere l'episodio. Se non c'è episodio, non c'è dato |
| L'intervistato sbagliato | Parla del problema al condizionale | Cercare chi lo vive al presente indicativo |
| La conferma cercata | Fai domande di cui conosci già la risposta | Definire prima cosa ti smentirebbe |
Sintesi in una riga
Non chiedere alle persone di prevedere come si comporteranno con qualcosa che non hanno mai visto.
Falle raccontare cosa fanno oggi, guarda dove si scusano, e — se serve un ricordo che non esiste — costruiscilo prima, poi intervista.
Progettiamo sistemi che agiscono entro confini, operano su dati reali, integrano strumenti, mantengono memoria, rispettano governance. Non costruiamo chatbot. Costruiamo architetture.
E prima di costruire, analizziamo il lavoro che quel sistema dovrà fare.